Viaggiare in USA starter pack

Ci sono 3 cose che è fondamentale tenere a mente quando si viaggia negli Stati Uniti e che io, dopo quasi 4 anni che non ci venivo più, avevo incautamente dimenticato o meglio archiviato nella stessa cartella del cervello in cui si trovano la capacità di associare ciascun frutto di bosco al suo nome (potete spiegarmi quanto volete qual è la mora, domani l’avrò dimenticato e quando me lo rispiegherete vi dirò “ah giustooo, eppure lo sapevo!”) o il buon proposito di andare a disdire l’abbonamento del Telepass che non uso più da circa 2 anni. Oramai Autostrade per l’Italia ha aggiunto “Onlus” vicino al mio nome nei suoi database.

  1. Aria condizionata come non ci fosse un domani

Se per arrivare negli Stati Uniti prendi un volo di una compagnia americana, già in aereo cominci a sperimentare il brivido (e in questo caso non è un modo di dire) dell’uso smodato e sconsiderato dell’aria condizionata. Ed è cosi che cominci subito a maledire la tua memoria di criceto per aver per l’ennesima volta dimenticato che per gli americani l’aria condizionata è un po’ come il Botox per Cher, la usano e ne abusano, e per esserti imbarcata in questa avventura di 9 ore senza adeguata tuta da sci anti assideramento! Se sei mooolto fortunata il posto accanto al tuo è libero, per cui prontamente ti impossessi anche della coperta del tuo mancato vicino ed eviti il peggio, salvo passare metà del volo a pensare a quanti maglioncini ti sei portata e a come combinare i vari capi tra di loro nei giorni seguenti in un effetto cipolla-vedo-non-vedo che ti faccia comunque sembrare una persona normale e non l’omino Michelin in trasferta oltreoceano a trovare il corrispondente della Goodyear.

Risolto il problema volo quindi tutto va pseudo bene finché non sali nella macchina che ti aspetta all’aeroporto. Qua ti accoglie una temperatura talmente bassa che pensi che come minimo dentro ci tengano i Calippo (rigorosamente alla Coca Cola essendo in USA) da offrire ai passeggeri per allietare il viaggio. Ti rendi presto conto che non solo non troverai il Calippo, ma anche che se non ti copri la pancia in fretta rischi di passare i successivi 3 giorni a contare le piastrelle del muro di fronte al wc nel bagno della tua camera.

Finalmente arrivi in hotel dove non vedi l’ora di farti una doccia calda e di accoccolarti col tepore di un ambiente caldo e accogliente. E invece qualcuno deve avere pensato che ti meriti di provare l’ebbrezza della sauna con corsa finale nella neve per cui, in vista della tua doccia bollente, ha pensato bene di prepararti la stanza con una temperatura abbastanza bassa da simulare la neve attorno a te.

Oramai disperata guardi il termostato, segna 65°… Fahreneit, 18°C. Non ti resta che andare a ripararti sotto coperta, o meglio sotto piumone invernale che ancora troneggia sul letto nonostante i 27°C esterni. Che strano!

2. Gli iceberg nel bicchiere

Quando ordini qualsiasi cosa da bere che non sia una bevanda calda, nel qual caso la temperatura si avvicina a quella del magma, ti arriva una quantità di ghiaccio pari a quella che si può ricavare rompendo a scalpellate mezzo igloo con una trascurabile aggiunta di liquido, che nel migliore dei casi è dell’acqua che sembra prelevata direttamente da una piscina appena addizionata di cloro, nel peggiore qualcosa di colore violaceo che contiene una quantità di zucchero pari alla sabbia che c’è su una duna del deserto della Namibia.

Il ghiaccio è un elemento imprescindibile, indipendentemente dalla temperatura esterna, perché se anche vai in Minnesota in pieno inverno quando la neve ai lati delle strade è più alta di te, non tu puoi sottrarre alla subdola tortura del ghiaccio nel bicchiere! E se come me dimentichi sempre di chiedere “no ice please”, con tutti gli sguardi di disapprovazione che questa frase comporta (un po’ come se fossi entrata in chiesa in guepière) ti ritrovi costretto a cercare nelle vicinanze una pianta, un lavandino, un tombino, un cestino o un qualsiasi altro orifizio che non sia la tua bocca dove poter depositare almeno una parte dell’igloo rubato agli eschimesi!

3. La mancia come obbligo morale

La mancia negli Stati Uniti è qualcosa che se non lasci non solo sei un pidocchioso morto di fame ma anche uno schifoso sfruttatore perché se il datore di lavoro non paga abbastanza i suoi lavoratori, sei tu che usufruisci del servizio a doverli pagare. Ma la brutta persona sei tu se non lasci la mancia, non lui, non fa una piega!

Il problema però non sta tanto nel dare la mancia, si sa che “paese che vai, usanza che trovi”, per cui ti adatti e tanti saluti. Il problema sta nel calcolarla se, come me, arrivi a malapena a fare 2+2 a mente, già al 2+3 hai bisogno di contare con le dita come i bambini. E questo, credetemi, è alquanto imbarazzante ma è evidente che mentre distribuivano le capacità matematiche io ero in fila per gli Hot Dog, sennò non si spiega! Quindi quei momenti in cui ti ritrovi col cameriere che aspetta impazientemente che tu segni sullo scontrino la “gratuity” diventano paragonabili al compito di matematica della maturità.

Mediamente hai 3 scelte: 15%- 18%- 20%. Da buon italiano che non concepisce la mancia il 20% ti sembra troppo. Sei tentato di dare un 15% ma non vuoi fare la figura dell’italiano tirchio. Quindi non ti resta che un politico 18%, ma qua cominciano casini per la tua mente che è matematica tanto quanto quella di Trump è aperta. Non puoi tirare fuori il telefono e fare il conto con la calcolatrice, ti riderebbero dietro. Non puoi metterti a contare con le dita, ti prenderebbero per idiota (e se anche lo sei non è il caso che tutti lo sappiano). Non puoi prendere carta e penna e metterti a fare conti, non ne sei capace. Non puoi buttare là un 20 dollari a caso, la carta di credito non è tua e probabilmente il tuo capo non gradirebbe tanta generosità. Non ti resta che tergiversare, fare finta di rispondere ad improbabili messaggi di ammiratori segreti (nonché immaginari), improvvisare urgenti telefonate intercontinentali che proprio non puoi non fare in quel preciso istante, simulare attacchi di dissenteria acuta (dando la colpa magari al cibo cosi magari ti fanno pure lo sconto), scatenare il panico urlando che un topo è appena entrato nel ristorante… finché il cameriere spazientito non si allontana dicendo “I’ll be right back” e tu finalmente ti puoi rilassare e fare il complicato calcolo col telefono.

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