Chi salverà Quasimodo?

1 Dicembre 2017.

Fu l’ultima volta in cui vidi Notre Dame.

E fu l’ultima volta in cui vidi Quasimodo.

Camminavamo lungo la Senna e lo vidi, da lontano, sull’altra sponda del fiume. Si nascondeva tra le guglie di quella che da centinaia di anni era casa sua, ma io lo vedevo, sapevo che era là, che ci spiava, che ci controllava, pronto ad intervenire se fosse successo qualcosa, pronto a salvarmi dall’ennesimo Phoebus incontrato nel mio cammino.

Sembrava un film, o un romanzo, iniziato il giorno prima su quel treno dall’aeroporto Charles de Gaulle diretto in centro a Parigi.

Sliding doors.

Mi siedo sul sedile sporco della RER, di fronte a me la valigia per quel giorno di lavoro seguito da quello che sarebbe stato un lungo weekend d’amore con la mia amica Valentina. Suona la sirena, le porte scorrono lente e rumorose per chiudersi ma ad un tratto qualcuno le blocca, si riaprono e trafelato entra un ragazzo coi capelli corti e un giubbino verde militare che sembra un po’ spaesato. Si guarda intorno, sono la persona più vicina alla porta in quel momento, mi guarda e in un inglese stentato mi chiede se quel treno va in centro a Parigi. L’accento non lascia spazio a dubbi, è italiano e per metterlo a suo agio gli rispondo nella nostra lingua che sì, quel treno va in centro a Parigi. Sembra sollevato di sentire una lingua amica, delle parole che forse lo fanno sentire sicuro. Si siede vicino a me e, finalmente rilassato, inizia a parlare tenendomi compagnia per tutto il viaggio. Scopro che si chiama Matteo e che è a Parigi da solo per qualche giorno per vedersi la città. Si avvicina la mia fermata, mi alzo, Matteo mi saluta dicendo “spero di rivederti” e mi da il suo numero, nel caso avessi voluto rivederlo… lascia a me la decisione, apperò! Lo saluto, scendo e vado verso la mia giornata di lavoro.

Lo rivedo il giorno dopo. Facciamo colazione con croissant e caffè in una boulangerie e poi ci incamminiamo lungo la Senna, diretti a Notre Dame. Ed è lì che lo vedo, lontano, che salta tra le mostruose statue della Cattedrale che domina l’Ile de la Cité, che si nasconde quando ha il sospetto di essere visto, ma senza mai perdermi di vista.

È Quasimodo, che in ogni donna allegra e spensierata rivede la sua Esmeralda, la sua gitana che lo aveva fatto innamorare e che aveva tentato di salvare dalla cattiva sorte toccatale per essersi innamorata di un bellimbusto qualunque. Attraversiamo il ponte e ci dirigiamo verso la facciata di Notre Dame, e lui ci segue, quatto quatto, cercando di mimetizzarsi tra le vetrate della sua enorme casa. Ma io lo vedo, e capisco. Lui è lì per mettermi in guardia, per salvarmi.

È passato più di un anno da quella volta in cui vidi Quasimodo e sono qui sul mio divano che guardo in tv la sua casa, la Sua Dame, che brucia. La guglia principale si accartoccia su se stessa e le fiamme si alzano maestose verso il cielo. Lui dove sarà? sarà scappato? si sarà messo in salvo? saprà badare a sé stesso fuori dalle mura sicure che lo hanno protetto per secoli?
Quasimodo ha sempre lottato per salvare qualunque Esmeralda. Ma ora, chi salverà Quasimodo?

(Liberamente romanzato da una storia vera)

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