Verso l’Infinito e oltre

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Martedi 8 gennaio sul treno che mi riporta a casa dall’aeroporto. Sono in Italia e la Namibia è ormai a migliaia di km di distanza. Rileggo e pubnlico con gli occhi che brillano queste righe scritte 2 giorni fa in quel paese in cui il wifi sembra ancora essere bene di lusso.

Siamo al penultimo giorno di questo viaggio che un po’ mi è capitato addosso e un po’ ho scelto senza volerlo fare davvero. La Namibia, anche se nella mia wish list da tempo, è stata in questo momento un po’ ripiego, un po’ ancora di salvezza.

È il tramonto e sto scrivendo da un luogo spettacolare: davanti a me una distesa verde che si alza verso il cielo e che ad una certa altezza si trasforma in una parete rocciosa che sembra una palizzata di legno e che copre interamente l’orizzonte. Sono a Waterberg Plateau. Domani salirò sulla cima della montagna per vedere dall’alto la distesa infinita del Plateau, già sento l’ennesima emozione in fermento dentro di me come farfalle nello stomaco.

Waterberg Plateau, Namibia, gennaio 2019

Chiudo gli occhi e cerco di ricordare i 10 giorni passati in questa terra meravigliosa. È tutto ancora fresco nella memoria ma i ricordi sono cosi intensi che si accavallano e quasi si confondono, non lasciando spazio a uno che prevalga sugli altri.

Vado velocemente a ritroso e rivedo la lotta tra due Gnu su uno specchio d’acqua azzurro come il cielo.

O il branco di Kudu che fanno il girotondo attorno alla nostra macchina all’Etosha.

Il tramonto rosa intenso, quasi fucsia, dopo il violento temporale.

Mi rivedo guardare l’infinito dell’Etosha Pan in piedi sul cassone del pick up.

Etosha Pan, Etosha National Park Namibia, gennaio 2019

I bimbi di una tribù Himba che ridevano mentre giocavano a gonfiarsi le guance e poi far finta di scoppiarle puntandoci il dito indice nel mezzo, come avevo appena insegnato loro.

I 5 rinoceronti, 4 bianchi e 1 nero, l’unico animale tra i BigFive che mi mancava.

Il cielo blu, di un blu che non ricordo di aver mai visto tanto blu.

Le notti stellate che sembrava ci fossero più stelle che cielo.

I mille colori della natura e i suoi innumerevoli contrasti.

La corsa in 4×4 stretti tra oceano infinito e dune altissime sulla Sandwich bay.

Le corse sfrenate su quelle dune e poi la discesa liberatoria a piedi nudi sulla sabbia bollente, giù fino a raggiungere l’oceano.

Sandwich Bay, Namibia, dicembre 2018

La tentata scalata al Bid Daddy, durante la quale ci stavo lasciando le penne, e quella sensazione di impotenza contro la sabbia nella quale i piedi sprofondavano e il sole cocente che non dava tregua.

La vista del DeadVlei dall’alto.

L’aperitivo sulla Duna 45 poco prima del tramonto.

L’alba sulla cima della Elim Dune.

I tanti sapori nuovi provati: coccodrillo, zebra, kudu, orice, springbok, vermi.

E poi io, con una tuta rossa e un’imbragatura, col cuore a mille e tanta adrenalina nelle vene, seduta per terra su un Cessnar che sta prendendo quota… poi l’urlo dell’istruttore: READY? JUMP!

Ma questa è un’altra storia, stay tuned!

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. MrsMichela ha detto:

    PAZZA!!!!! come sempre……
    Te vojo ben!

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  2. Eli ha detto:

    Riesci a trasmettere tutte le emozioni e la gioia che provi in questi luoghi!

    Mi piace

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