Tu chiamale se vuoi… emozioni

Sabato mattina. Mi sono svegliata con il male al collo e quella sensazione che ormai mi accompagna da qualche giorno di aver dormito troppo poco e troppo male per essermi riposata. Bevo il mio caffè, rigorosamente americano, fissando il telefono nella vana speranza che arrivi quella chiamata o quel messaggio e nell’attesa che mi venga la voglia di accendere il pc e pagare quel fastidioso F24 per la seconda rata dell’Imu per un posto auto di pochi metri quadri dove ci sta appena la mia 500 Riva. Sento la stanchezza addosso di una settimana impegnativa, apro il pc e invece di pagare l’F24 decido che è meglio scrivere.

È stata una settimana di decisioni difficili, di conversazioni ancora più di difficili, di attesa di una lettera che tardava ad arrivare, di successi cercati e voluti con il cuore, con la testa e con i denti, e di sconfitte arrivate sul più bello, come un fulmine a ciel sereno. Ho ricevuto parole di stima, abbracci di stima, carezze di supporto, strette di mano che significano che dopo mesi di lavoro ce l’hai fatta ma sempre con il pensiero fisso di aver perso qualcosa di forse ancora più importante, in un turbinio di emozioni e di alti e bassi che poche altre volte ho provato in vita mia.

E mi torna in mente quel tramonto nel deserto del Sahara, poco meno di un anno fa. Seduta su quella sabbia morbida e impalpabile guardavo l’orizzonte e il colore della sabbia farsi da beige a rosso in un mix di sfumature che non si possono spiegare. Seduta là, sola, con le risate dei miei compagni di viaggio alle spalle, ma che io sentivo lontane lontane, mentre guardavo il sole nascondersi dietro la duna e disegnare i contorni di due persone in lontananza, i pensieri hanno cominciato a sgorgare liberi. E mi riempivano talmente tanto la testa che non riuscivo a domarli, erano più forti di me, ridevo e piangevo, di gioia e di tristezza, chi lo sa. E istintivamente ho cominciato ad affossare le dita nella sabbia e a disegnare, o forse scrivere, boh, quello che mi veniva in mente, parole a caso, segni, volevo che il deserto sapesse che ero stata là e che mi aveva dato emozioni che non ero in grado di spiegare in maniera logica o sensata. Dopo un po’ mi sono fermata, ho sorriso, e guardando il sole che si spegneva ho salutato il mio Amico Luigi. Poi ho raggiunto gli altri.

Oggi non sono nel deserto, sono a casa mia e non ho la sabbia ma questo blog, che ha bisogno delle mie emozioni per restare vivo.

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