Le avventure di una donna in corriera

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E per la serie “le avventure di una donna in corriera” (si intendevo proprio corriera e non carriera) ecco a voi l’episodio di martedi 18 settembre. Regolare e puntuale, tipo l’almanacco o il riassunto delle puntati precedenti, fate voi!

Volo Copenhagen- Düsseldof. Check in on line impossibile da fare.
Passo la giornata tra un cliente e un altro con pausa pranzo alle 16.30 (che da queste parti potrebbe essere quasi cena) e dopo decido di avviarmi presto verso l’aeroporto per fare il check in… che ovviamente alle macchinette automatiche non riesco a fare. Vado allora al banco e, dopo 10 minuti, con sorriso lucente la signora mi dice che c’è un problema col mio biglietto e che mi consiglia di andare in biglietteria. Vado in biglietteria e alla mia richiesta di aiuto rispondono addirittura in 2 e si mettono a smanettare col pc che neanche stessero facendo calcoli per mandare in orbita una navicella spaziale. Dopo ben 15 minuti di smanettamenti, l’amara risposta “you are not on the passengers list”. Scusa? E che vuol dire? “Mrs Dalla (Riva per gli stranieri è un optional del mio cognome e non lo usano per risparmiare fiato forse) deve chiamare l’agenzia che ha emesso il biglietto e vedere cosa è successo con loro perché noi non possiamo aiutarla e non può fare check in”.
Nel frattempo sono arrivate le 19.03. Chiamo in fretta e furia l’agenzia che però credo non sia un’azienda privata ma faccia parte di qualche ente statale perché chiude alle 19 e dopo ben 3 minuti da quell’ora già non risponde più nessuno.
Torno da una delle signore della biglietteria, la supplico di riprovare, di farmi una carta d’imbarco falsa, di mettermi in stiva coi bagagli. Niente da fare, la signora è scandinava, inflessibile, incorruttibile, inconvincibile. “Che altre possibilità ho?” “Solo comprare un altro biglietto” “Ma come? Io un biglietto ce l’ho già!” “No, you are not on the passengers list, vuol dire che il suo biglietto non è valido”.
Chi mi conosce sa che quando mi agito mi riempio di chiazze rosse sul collo, se l’agitazione supera il livello di allarme le chiazze arrivano fino al viso, se infine raggiunge livelli critici mi metto a piangere. Ecco oggi non ho pianto, sto maturando, buone notizie! Tuttavia le macchie rosse su collo e viso (di cui non abbiamo diapositiva, ho detto che sto maturando quindi niente selfie in certi momenti) che mi rendevano più simile alla Pimpa che ad un essere umano, lasciavano poco spazio all’immaginazione sul mio stato psico emotivo in quel momento.
A quel punto, presa dalla disperazione e con un hotel e un’auto che mi aspettavano a Düsseldorf e un meeting in Olanda la mattina seguente, non ho potuto fare altro che imprecare e pensare che ci sono cose che non si possono comprare, per tutto il resto invece c’è Mastercard (o Visa, dipende da cosa passa il convento).
Dopo mezz’ora finalmente sono all’imbarco e felice, salgo in aereo… felice finché non mi accorgo che il mio posto 5F è occupato. La iena che è in me comincia a scalpitare, la tengo buona e con tutta la gentilezza di cui posso essere capace in quel momento dico al tipo che quello è il mio posto (“CRETINO non sai leggere?” avrei voluto aggiungere, ma mi trattengo). Mi mostra la sua carta d’imbarco: stesso posto, stesso volo. Macchie rosse a go go ma ancora non piango… wow sono decisamente una donna matura ormai! Interviene la hostess, che è un misto tra una Valchiria e Moira Orfei senza trucco, la quale gentilmente mi trova un posto in cui mi accomodo convinta di potermi finalmente rilassare per un’oretta dopo aver passato le ultime due con un’ansia che neanche il Valium sarebbe servito. E sul più bello che sto per gustarmi la cena a base di salmone servita in volo, il tipo vicino a me comincia a scaccolarsi in maniera ossessiva compulsiva e a doppia mano. Lo guardo disgustata, guardo il salmone disgustata, smetto di mangiare, si insomma #maiunagioia.

In tutto questo vince il premio buon samaritano dell’anno il tipo dell’autonoleggio all’arrivo in aeroporto a Düsseldorf che prima di salutarmi mi ha regalato un cioccolatino. E non gli avevo neanche sbattuto le ciglia, giuro!

Non avendo diapositive di quei momenti di agitazione estrema, qui a lato una della pausa pranzo di quel giorno, quando ero ancora una super Queen ignara di quello che l’apettava!

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